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HOT DOG PARTY – ISTRUZIONI PER L’USO

I lunedì sono sempre i lunedì. E come dice la mia amica Giulia, musa ispiratrice di questa rubrichetta, i lunedì fanno sempre schifo. Ma quello post ferragostiano fa un po’ meno schifo degli altri, soprattutto se ancora mezza città è in trasferta (niente code al semaforo, atmosfera rilassata in ufficio), e tra un po’ vai in trasferta anche tu (domenica via per 3 giorni!!!!).
La festa quest’anno non è stata solo Ferragosto, ovvero sabato. Ma anche venerdì. Un venerdì da hangover. Mia cugina e suo marito sono tornati dal viaggio di nozze e ci hanno convocato per una réunion tra amici: un hot dog party. Sono stati negli USA, a New York e a Miami. A sentire i racconti e a vedere le foto del viaggio mi è venuta una gran voglia di emigrare. “Abbiamo incontrato degli italiani, lì… Sai quanto prende un cameriere? Meglio che non te lo dica”. Lì, ossia a Miami, i camerieri lavorano sodo, anche per dieci, undici ore al giorno, con orari abbastanza massacranti, ma percepiscono uno stipendio alto, sui duemila dollari (così almeno secondo il racconto degli sposi). “Fanno una vita da cani per uno, due anni. Però riescono a risparmiare e con quello che hanno racimolato poi magari si aprono un locale loro”. Come in Italia, no?
Credo funzioni più o meno così anche per tutti coloro che sbarcano con i barconi o meno sulle nostre coste seguendo il “sogno europeo”. Forse per loro il motivo per cui lasciano la loro Terra, più che per un lavoro migliore è per non farsi ammazzare da bande locali senza scrupoli, che è un pochino diverso. Non credo esista un Eldorado al mondo, o forse sì, non voglio giustificare con un azzardato quanto ingenuo buonismo il fenomeno migratorio che è diventato un problema e il nervo scoperto dell’Europa (più che altro dell’Europa del sud, leggi Italia e Grecia). Ma sarebbe giusto, democratico e sacrosanto per tutti gli esseri umani in questo mondo, che ognuno vivesse dove più vorrebbe vivere, che sia per una vita migliore, per sfuggire da una guerra, o semplicemente perché gli va. È il paese che ospita, quello che poi diventerà il suo, che dovrebbe avere basi e regole certe per una politica di inserimento e convivenza, affinché i nuovi arrivati e le loro culture – a volte con differenze abissali dalle nostre – vivano con dignità e nel rispetto di tutti e nella condivisione dei valori della Nazione ospitante. Non so se negli USA, terra di migranti per eccellenza, è così. In Italia, no di certo.

Consoliamoci con un bel hot dog party, che fa tanto “Born in the USA”.
Ho trovato su ciboamericano.it questa simpatica ricettina, con consigli e dritte utili.
Suvvia, l’estate non è ancora finita. E allora, hot dog party a volontà! (E tanta, tanta buona birra*…).

* Se bevi, non guidi.

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